INTERVISTE

Le Interviste di Z: Davidof ci porta nel suo “Drive In”

In occasione dell’uscita del suo nuovo singolo per Formica Dischi, “Drive In”, abbiamo fatto qualche domanda al cantautore calabrese (romano d’adozione) Davidof, nome d’arte di Pietro Sturniolo, artista già piuttosto conosciuto alla scena nazionale grazie alle prime pubblicazioni per Hokuto Empire; oggi, il ragazzo riparte da una label giovane, ma con grandi prospettive di crescita: una scommessa reciproca che, ne siamo sicuro, porterà ad entrambi soddisfazioni e, a noi, nuova e bella musica di cui rifocillarci. 

Pietro Sturniolo, in arte Davidof. Presentati ai nostri lettori, hai a disposizione tre aggettivi per farlo! Raccontaci un po’ di te centellinando le parole e riducendole a quelle essenziali…

Sono un Calabrese trapiantato a Roma ormai dall’età di 3 anni. Faccio musica perché è l’unica cosa che riesco a fare bene e mi rende realmente felice.Posso dire in tre aggettivi che sono Sensibile, Caparbio e Carismatico.

Come nasce il tuo rapporto con la musica? Qual’è il primo ricordo che accompagna la tua memoria se pensi a te, bambino, a contatto per la prima volta con la musica?

Roma quartiere S.Giovanni, io che canto a squarciagola fuori in balcone tutte le canzoni del Festival di Sanremo 94.

Tra l’altro, ti sei trasferito a Roma a soli tre anni. Quanto pensi che la città capitolina abbia influenzato il tuo modo di scrivere, il tuo modo di fare musica in generale?

Devo ringraziare la mia famiglia per avermi fatto crescere in una città come Roma. Altrove sarei cresciuto diversamente e con stimoli diversi.Io amo Roma per tutto quello che mi da. Fare musica in una città come Roma è sicuramente diverso rispetto a farla in un paese. La città offre più stimoli che a mio avviso sono fondamentali per la scrittura.

I tuoi primi passi discografici li hai mossi insieme ad Hokuto Empire, realtà gestita da Francesco Facchinetti. Come è stata l’esperienza, e cosa ti ha mosso, poi, a sposare Formica Dischi?

Sono del parere che quando gestisci troppi artisti non riesci a lavorare bene.Il detto pochi ma buoni è verità. Con Formica Dischi mi sono sentito subito a casa e da subito hanno mostrato di credere nel mio progetto, è stato facile scegliere.

Dopo cinque brani, lo stop pandemico e la rinascita, appunto, al fianco dell’etichetta toscana. C’è, per te, un “prima del covid” e un “dopo il covid”? Voglio dire, ti senti cambiato, come Davidof prima che come Pietro, dallo scoppio della pandemia?

Posso dirti sicuramente che il valore che do ai rapporti è cambiato.Un abbraccio che prima a volte era scontato adesso per me ha un peso diverso più profondo.L’ esperienza della pandemia ha cambiato queste piccole cose e di conseguenza anche il modo di vedere ,scrivere e raccontare. Sarà facile riconoscere ,nei singoli che da ora in avanti usciranno, il Davidof  “prima” e “dopo”.

“Drive In” è il tuo ultimo singolo, un brano da dancefloor che risulta ottimo per comunicare l’estate, e per alzare il livello “ormonale”! L’atmosfera un po’ vintage del tutto è ben resa anche dal titolo, “Drive in”: ci vuoi raccontare come hai lavorato, e con chi, al brano?

Il brano è stato costruito con Alberto Cari Bassista e attuale Produttore del progetto. Il testo l’ho scritto di ritorno da una vacanza passata in un posto di mare , dove tutto era rimasto fermo agli anni 80’. C’era questo stabilimento decadente con accanto un ex sala giochi , li ho percepito la magia e la storia dei suoi anni d’oro. Sono stato subito ispirato ed è nata Drive In.

Riesci ad essere pop senza, allo stesso tempo, appesantire la tua scrittura di “pose” mainstream: se dovessi dare una definizione di “pop”, quale sarebbe per te?

E’ quel genere adatto per una diffusione di massa.

Salutiamoci con uno sguardo sul futuro: dove ti vedi tra dieci anni?

Ho smesso di proiettarmi troppo in là . Le aspettative a volte rischiano di farti male. Sono concentrato sul presente . Ovviamente non smetto mai di sognare. Sicuramente spero di essere felice senza avere alcun tipo di rimpianto.

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