INTERVISTE

Le Interviste di Z: Beatrice Pucci ci racconta il nuovo singolo “Nero”

Beatrice Pucci è certamente uno dei nomi più interessanti della nuova scena autorale nazionale: piglio post-rock di chi è cresciuta con ascolti diversi ma certamente diretti all’ “internazionale”, la cantautrice originaria di Civitavecchia ha pubblicato solo qualche mese fa il suo disco d’esordio “Le colline dell’argento”, che ha fin da subito convinto pubblico e addetti al settore. Ora, è tornata con un nuovo capitolo dedicato alle “salite” della vita, e alla ricerca di “luce” nel “buio”: “Nero” è il nuovo singolo di Beatrice Pucci, interamente curato da lei, occasione perfetta per fare qualche domanda all’artista. 

Ciao Beatrice, bentrovata su MusikZ! Per chi non ti conoscesse, raccontaci chi sei: sei giovanissima, ma hai già pubblicato un disco d’esordio che sta ancora facendo molto parlare di te…

Sono Beatrice, ho 24 anni, in questo momento, e sto continuando a fare musica e portare avanti il mio progetto musicale che ho cominciato recentemente a condividere con le persone. Di questo sono molto felice. Ma adesso che sto rispondendo a questa domanda mi rendo conto di non essere io a portare avanti il progetto ma che sia la musica a guidare me, o forse è un 50/50, qualcosa di reciproco…e finché quest’interesse è vivo voglio vedere dove mi porta, senza rimpianti.

“Le colline dell’argento” ci hanno colpito fin dal primo ascolto, anche perché hai lavorato alla stesura del disco praticamente in solitaria… Ci racconti qual è stata la genesi di quel lavoro? Quanto tempo hai impiegato per portare a termine il tutto, e com’è nata l’idea di non avvalerti della collaborazione con tecnici e professionisti del suono?

Sì, mi sono divertita molto a registrare le canzoni che poi sono entrate nell’ep. Ho raccolto 6 canzoni che sono state fatte da marzo ad agosto del 2021. La decisione di non ricevere assistenza da altri tecnici è che è venuto completamente naturale registrare in casa senza andare in studio (esperienza che ho comunque fatto in passato e che mi ha anche fatto capire fino a che punto potrei spingermi da sola con le mie produzioni) per questo alla fine ho deciso di seguire la visione più pura, senza cercare la perfezione ma senza neanche voler correre il rischio di presentare qualcosa di cui mi sarei pentita più tardi. Ci ho provato e non mi sono pentita. 

Poi, oggi torni “Nero”: in questi mesi di assenza, cos’hai fatto? Credi che “Nero” rappresenti un nuovo punto d’inizio oppure un lavoro in continuità con il passato?

Guardo a “Nero” come la pausa tra un sogno ed un altro, o forse dovrei dire tra una salita ed un’altra, e in questo costante andare e muoversi prendersi un momento di silenzio e di vuoto. Cosa non facile quando si è abituati sempre a fare qualcosa di nuovo.

Comunque in questi mesi di assenza che poi non sono molti mi sono ritrovata in una situazione di tranquillità che mi ha portata a immaginare/fare nuovi progetti.  

Raccontaci di “Nero”: c’è qualche particolare aneddoto legato alla scrittura del brano? 

Non c’è un aneddoto in particolare, è una canzone legata a sensazioni più che eventi specifici e comunque non voglio influenzare l’ascolto della canzone dicendo su cosa è o cosa non è.

Il bosco, la natura, i paesaggi e gli spazi aperti sembrano essere delle costanti “fotografiche” del tuo progetto e della tua scrittura. Anche il nome del tuo primo disco, a suo modo, sembra dirci che esistono per te dei “luoghi dell’anima”: ecco, ti va di svelarci quali siano?

Assolutamente sì, a questo proposito mi affascina molto il termine “soundscapes”   inteso come una performance musicale che esprime la sensazione di essere in un certo posto, come è scritto nella tua domanda si tratta di musica che ci porta in certi “luoghi dell’anima”. Vorrei poterti dire dove si trovano di preciso ma spesso questi luoghi sono irreali, o si trovano in un ricordo, dove l’evento è stato trasfigurato dal passare del tempo. Dal punto di vista di art work ho sempre scelto immagini (mie) che mi parlano e che trovo compatibili a 360° col progetto. Le foto dove invece compaio io sono scattate da Daniele Rossi, che con la sua visione esterna riesce a catturare da un altro punto di vista l’aspetto dell’immagine al di fuori di me.

Abbiamo notato, tra l’altro, che non hai ancora performato dal vivo la tua musica. C’è un motivo particolare, dietro questo distanza dai palchi, oppure è una casualità?

Non c’è un motivo in particolare, alcune realtà hanno mostrato interesse ma sto aspettando di creare qualcosa di più strutturato, dal momento che mi interessa l’aspetto live seriamente. 

E ora? Quali saranno i prossimi passi di Beatrice Pucci?

Si va verso la prossima “salita”.

Share: