INTERVISTE

Mico Argirò: “A 30’anni faccio musica ancora con l’ardore di quando avevo diciotto” e pubblica il nuovo singolo Hijab.

Torniamo a parlare di e con Mico Argirò, uno dei cantautori più interessanti e di gusto della scena indipendente.

Da qualche giorno è disponibile il nuovo videoclip di Hijab, in cui partecipano la grande voce di Pietra Montecorvino (registrata da Eugenio Bennato) nella canzone ed il mitico Alvaro Vitali nel video.

Benvenuto su Musikz. Cosa è cambiato tra il Mico Argirò che ha scritto “Hijab” e quello che scriveva i pezzi di “Vorrei che morissi d’arte”?
Vabbè, tantissimo: ho vissuto tante storie diverse dal 2016 ad oggi, alcune molto brutte, altre bellissime, tutto questo, unito ai ragionamenti sull’arte, ai nuovi modelli, alla voglia di fare qualcosa di proprio e riconoscibile diventa Hijab. Mi sono liberato da alcuni pesi del passato e ho iniziato a giocare a mio piacimento con la musica, non che non lo facessi prima, ma in maniera diversa: ho sperimentato con l’elettronica, cosa che si sentirà ancora di più nei prossimi pezzi e nei live, ho iniziato a mischiare lingue, suoni…

“L’unica costante della vita è il cambiamento” ora, davanti a questo si può cambiare in maniera coerente o infedele, io scelgo sempre la prima delle due vie: cambiare tanto, rimanendo fedele a me stesso.

Se tu potessi parlare alla persona e all’artista che eri in passato dal punto di vista musicale, quali consigli ti daresti?
Non sono bravo a dare consigli e non mi piace darli; poi io rifarei anche tutti gli errori che ho fatto, ho un culto dell’errore, quindi ancora più difficile. Più che un consiglio mi rivelerei che a trent’anni sto facendo ancora musica, ancora con l’ardore di quando ne avevo diciotto. Se potessi vorrei che il me di sessanta anni venisse a dirmelo. Come rassicurazione.

Passiamo adesso al Mico Argirò attuale, cosa ti ha spinto a scrivere e produrre il tuo ultimo lavoro discografico?
Dico spesso che io racconto storie e questo è quello che ho fatto con Hijab, solo che l’ho fatto in maniera diversa, laterale, in modo molto orecchiabile e ballabile. Ho poi cercato di produrla al meglio delle mie possibilità, affidandomi a quanti più professionisti per ogni fase produttiva e il risultato devo dire che mi soddisfa, ad ora.

Oltre a “Hijab” è prevista l’uscita di altri brani inediti?
Ho alcune altre canzoni nelle quali, come in Hijab, mi sono divertito a sperimentare, a mettermi in posizione scomoda a volte, a rivoluzionare me stesso oppure a confermarmi. Canzoni ricche di collaborazioni e molto diverse tra di loro. Nei prossimi tempi uscirà di sicuro qualcos’altro.

All’interno del tuo videoclip c’è una scena nella quale la protagonista si siede e apre “Festa Mobile” di Ernest Hemingway, come mai hai scelto di inserire nella scenografia proprio quel libro?
Amo Hemingway da quando ero un ragazzino, ne condivido approccio alla vita, follia, un pizzico di beat, l’amore per la natura e le passioni in generale. Una amica mi chiama anche così, per sottolineare la somiglianza, che secondo me non c’è.

A livello musicale, quali sono i tuoi progetti futuri?
Come ti anticipavo, nei prossimi tempi uscirà un mio nuovo brano, con una collaborazione particolarmente notevole e, covid permettendo, spero di partire con i live e presentare presto un disco che raccolga questi esperimenti del 2020, anno fortunato.

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