INTERVISTE

Mico Argirò: “Questi anni ’20 sono assurdi…”, l’intervista al cantautore “Irriverentə”

Siamo su Music Reviews con Mico Argirò. Prima di parlare del tuo nuovo album, ti racconti brevemente ai nostri lettori? Hai una carriera ricca di soddisfazioni

Grazie mille! Io sono Mico, scrivo e canto canzoni praticamente da sempre, suono la chitarra e un quintale di altri strumentini. La mia carriera è un lungo percorso, alla ricerca di modi per raccontare il mondo dentro di me ed intorno a me. Sto provando, sperimentando, lo sto facendo da anni con estrema determinazione. Sono votato all’arte, le sto dedicando una vita.

Arriviamo ad “Irriverentə”, un album ricco, energico ma dal retrogusto amaro in quanto viene trattato il disagio di questo ventennio. Ce ne parli?

Come dicevo, attraverso la musica ho sempre cercato di raccontare qualcosa, che fosse dentro o intorno a me. Questi anni 20 sono anni assurdi, pieni, iniziano col botto e volevo fortemente raccontarli, fermare il momento in canzoni. Ho provato a farlo, ho raccontato molto della nostra contemporaneità e molto della mia contemporaneità, del mio mondo interiore, di come reagisco al presente.

Sei il primo in Italia ad usare la shawa nel titolo. Scelta dettata da cosa?

L’ho scelta come simbolo del disco perchè è un non suono che nasce per essere inclusivo, ma poi divide e fa incazzare, indignare tutti. Quando si parla di schwa non è a cuor leggero nè la femminista incallita nè il reazionario mascherato da paladino della lingua. Esattamente come queste canzoni: che fanno indignare, che toccano corde impreviste, che leggono in maniera laterale questo presente strano.

Cosa ne pensi Mico degli anni ‘20? Sia a livello musicale che generale

“Quello in cui viviamo è il migliore dei mondi possibili” diceva Leibniz… Io non ho nostalgie passatiste (e insensate), prendo il presente com’è e cerco da una parte di godermelo e dall’altra di raccontarlo, anche nei suoi paradossi. Questi anni 20 sono paradossali, ricchi di contraddizioni, polarizzazioni, propaganda, odio sociale, mode passeggere, canzoncine di plastica, ma anche di grandi slanci. Non posso dire di viverci bene, per mia naturale indole alla malinconia, ma non posso nemmeno dire di viverci male (e chi mi conosce lo sa).

C’è un messaggio che vuoi lanciare ai tuoi ascoltatori? 

Il messaggio che sto lanciando è la sveglia, quella odiosa e fastidiosa, ma che ti fa compiere l’unico passo per la vita vera (e non quella sognata): svegliarsi.

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