INTERVISTE

Intervistiamo Mico Argirò che ci racconta “Le canzoni divertenti”

  • Eccoci su MusikZ! Oggi siamo in compagnia di Mico che ci presenta il suo nuovo singolo “Le canzoni divertenti” appena uscito, ce ne parli?

Questa canzone nasce da un mio disagio verso la situazione attuale dell’arte, anche prima del Covid, assolutamente: alla musica e all’arte oggi vengono richieste tante cose, anche non propriamente artistiche, come il marketing, i social, il merchandising, il politicamente corretto, la medietà.

Credo che tutto questo possa essere un grande peso sull’artista, che rischia di perdere la bussola su cos’è l’arte, su qual è la funzione dell’arte.

Mi sono chiesto essenzialmente questo: cosa cantare a chi sta male veramente? Al padre separato, al migrante, a noi che viviamo gli impicci delle nostre vite.

  • Il brano è cantato insieme ad Andrea Tartaglia, com’è nata questa collaborazione?

Ci siamo conosciuti suonando sullo stesso palco, al Controcorrente Fest ad Agropoli, e sono nati un bel rapporto e una stima reciproca. Forse questo è il modo più bello per conoscersi e iniziare una collaborazione.

A lui ho affidato una parte molto importante nel pensiero della canzone, una sorta di voce della coscienza, che Andrea ha interpretato benissimo.

  • Come vorresti venisse ascoltato e interpretato il brano dal pubblico?

Lo so che un brano così può risultare strano, fuori schema, non è un pezzo ballabile come Hijab, la tematica è complessa e riguarda strettamente il mondo dell’arte; lo sapevo quando ho deciso di pubblicarlo, ma l’ho fatto lo stesso perché sentivo l’esigenza di dire queste cose.

Oggi tante cose non vengono dette eppure dovremmo essere nel secolo delle libertà e delle massime possibilità di espressione. E ci troviamo sommersi da musica di plastica.

  • Quando ti è venuta l’idea per il testo di “Le canzoni divertenti”?

Dopo l’ascolto di alcune canzoni palesemente piacione e “alla moda”, dopo alcuni video di indipendenti che di indipendente non avevano nulla e dopo uno spettacolo teatrale radical chic in cui una tizia mimava le stagioni: fu troppo, dovevo esplodere.

  • Ci sono altri brani già pronti che seguono questo filone di scrittura?

Ci sono altri brani, ma sono ancora diversi sia da questo che da Hijab. Mi piace variare e sperimentare, il filo conduttore sono le tematiche e l’irriverenza con cui le sto trattando. Vorrei pubblicare un album con queste canzoni e vorrei partire a suonare live. Speriamo presto.

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